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martedì 6 marzo 2012

Recensione: Il canto delle ombre di Camilla Morgan-Davis

Bentornati!

Quest’oggi, fulcro della nuova recensione di “Gocce d’inchiostro”, sarà il secondo episodio di una saga tutta italiana incentrata sulla figura degli uomini lupo. Prima di cominciare ringrazio infinitamente  la Casa Editrice Zero91 per la copia inviatami!

Rullo di tamburi!

Due sono le vie per le ombre dei sogni:
una è di Corno, l’altra è d’Avorio


Titolo: Il canto delle ombre
Autore: Camilla Morgan-Davis
C. E.: Zero91
Prezzo: 15.00 euro
Pagine: 216
Genere: Urban Fantasy YA

Trama: Maila trascorre le sue giornate chiusa nella sua stanza ad Amadriade, ascoltando musica e supplicando la Luna di aiutarla a cercare Ren, il suo amore, il suo Othar. Lei è sempre più convinta che lui sia vivo, tenuto prigioniero dai Disincarnati. Chiede alla Luna una nuova visione, un nuovo sogno, per rivederlo e scoprire il luogo in cui si trova, ma Maila ignora che i sogni sono popolati da Demoni chiamati Velatori, che vogliono cibarsi della sua carne per raggiungere l’immortalità. Scoprirà che la realtà è più terribile dei suoi incubi: i Disincarnati, gli antichi nemici dei licantropi, non solo hanno allestito una cellula segreta in un paese dimenticato del nord della Spagna in cui tengono prigionieri i muta forma, ma stanno cercando il luogo in cui da secoli è custodita l’Arma Celeste, un pericoloso veleno in grado di sterminarli. Maila sarà nuovamente chiamata ad adempiere al suo ruolo di Prescelta, lasciando Amadriade per mettersi in viaggio verso la città spagnola di Ochate, con la speranza che proprio li si trovi anche Ren. Affronterà una nuova avventura con la speranza di non fallire, proteggendo il popolo degli uomini lupo, se stessa e il suo Othar.


La mia opinione

Dopo aver letto e recensito Il canto della notte (qui, la mia recensione), non ho resistito alla tentazione e mi sono buttato a capofitto nelle pagine de Il canto delle ombre, che fortunatamente mi aspettava in libreria. Non ho dovuto, quindi, attendere un anno e mezzo per leggerlo, come invece è successo a coloro che hanno avuto il piacere di gustarsi Il canto della notte quando venne pubblicato nell’ottobre 2010. Personalmente non so se avrei resistito: il finale cliffhanger del primo volume della trilogia di Camilla Morgan-Davis mi aveva lasciato proprio di stucco, vista la piega fantascientifica che sembrava aver preso il plot narrativo.

Al termine de Il canto della notte, avevamo lasciato, infatti, Maila da sola, senza il suo Othar, nonché anima gemella, Ren, il quale, al contempo, era stato preso in prigionia da un gruppo anonimo di persone che lo avevano denominato Soggetto 82. Sinceramente, mi era sembrato di ritornare ai tempi della quarta stagione del telefilm Buffy - L’ammazzavampiri, precisamente quando Spike veniva rapito dall’Organizzazione. Così, amando quella particolare sottotrama del serial, mi ero già preparato a qualcosa di sensazionale. E le mie aspettative non sono state minimamente deluse. In effetti, sin da subito, Il canto delle ombre catapulta il lettore in una nuova avventura della Prescelta, che entrerà in contrasto con una cellula spagnola e tecnologica degli ormai rinominati Disincarnati, nemici mortali degli uomini lupo. Oltre a ciò, però, Maila sarà messa a dura prova dai suoi stessi sogni… Cosa starà accadendo? Riuscirà Maila a salvare il suo Ren?

Leggendo Il canto delle ombre mi sono ritrovato di fronte a parecchi miglioramenti rispetto a Il canto della notte. Ad esempio… Sapete che sono solito nel dare parecchio valore allo stile narrativo degli autori, e ho notato con non poco piacere che ne Il canto delle ombre, quello della Morgan-Davis, va sempre più perfezionandosi. La sua penna diviene, infatti, più poetica, più sicura, quasi come se avesse trovato finalmente un proprio equilibrio.

È stato magnifico, poi, ritrovare nelle pagine di questo volume una Maila cresciuta, maturata, diversa, nuova. Ho amato, infatti, la trasformazione del personaggio: lenta e ben studiata, ma soprattutto vera.

Ren, invece, è piuttosto evanescente ne Il canto delle ombre, anche perché, per quasi tutto il libro, è in uno stato che non gli permette né di comprendere né di ragionare. Ciò mette, per cui, un po’ da parte quel personaggio che ne Il canto della notte aveva contribuito a rendere il tomo affascinante e nuovo.

Anche se, devo dire, la new entry sul piano dei personaggi di questa trilogia mi ha particolarmente colpito. Sto parlando di Beatrice. Spietata, malvagia e crudele, questa donna nasconde un passato molto particolare e parallelo a quello di Ren, che porta a renderla sicuramente una dei protagonisti principali del ciclo.

Infine, ho riscontrato ne Il canto delle ombre una terribile pecca. Quella, a mio parere, più comune in qualsiasi genere di romanzo. Il libro è, in effetti, troppo breve. Già, la lettura de Il canto delle ombre è davvero molto rapida, e ciò, anche se la trama è parecchio carina, potrebbe portare il lettore a vivere in modo eccessivamente frettoloso la storia, facendole perdere quello smalto e quella profondità che avrebbe potuto avere con un centinaio di pagine in più.

Al di là di ciò, però, in conclusione, Il canto delle ombre è sicuramente una lettura piacevole, carica di personaggi particolari e profondi, alla cui base ci sono ambientazioni gotiche e suggestive, caratterizzate, stavolta, da qualche venatura fantascientifica che non guasta per nulla. Il tutto viene narrato, poi, da una bella penna, che pare abbia finalmente raggiunto una sua identità.


Camilla Morgan-Davis
Trilogia “Il canto della notte”
  1.   Il canto della notte, 2010, qui, la mia recensione
  2.   Il canto delle ombre, 2012
  3.   senza titolo e ancora inedito



Consigliato a chi ha adorato il primo romanzo. Non resterete delusi


Voto:  4 +


P.S.: Parlando di finali cliffhanger… Quello de Il canto delle ombre non è proprio da meno, anzi!


Camilla Morgan-Davis

Camilla Morgan-Davis (Sanremo, 1982) allo scoccare della mezzanotte inizia a scrivere seduta alla scrivania, chiusa in un appartamento ricavato da vecchio monastero abbandonato. Di giorno si occupa di scienze sociali e letteratura on line, utilizzando il suo vero nome.

giovedì 1 marzo 2012

Recensione: Il canto della notte di Camilla Morgan-Davis

Bentornati a “Gocce d’inchiostro”!

Quest’oggi la nostra attenzione sarà interamente incentrata su un romanzo tutto italiano davvero particolare, il quale, però, è sbarcato nelle librerie nostrane lo scorso ottobre 2010, per conto della Casa Editrice Zero91, che ringrazio per la copia inviatami!

Rullo di tamburi!

Il canto della notte è la voce della Luna che scivola tra gli alberi,
accarezza il fiore Orchimola, soffia tra le Creature dei boschi e raggiunge il cuore
di ogni Licantropo


Titolo: Il canto della notte
Autore: Camilla Morgan-Davis
C. E.: Zero91
Prezzo: 17.00 euro
Pagine: 262
Genere: Urban Fantasy Young Adult

Trama: È una giornata qualunque. Il sole è alto nel cielo. Gli umani si svegliano, chi si prepara per andare a scuola o chi al lavoro e fra questi molti credono di essere i soli a dominare la terra. Non molto lontano da loro si muovono altre creature dall’aspetto umano, ma che sanno richiamare su di loro l’anima dei lupi: sono licantropi, muta forma. In un paese pressoché sconosciuto del Piemonte risiede una comunità che apparentemente si occupa del recupero di ragazzi difficili e talvolta orfani. È così, ma i ragazzi, così come gli educatori, sono tutti uomini lupo. Maila è una di loro, ha diciotto anni, si veste di nero, ordina scarpe e libri da Internet e fa esperimenti con erbe, fiori e piante. Non parla volentieri con gli altri, a differenza loro vive con conflitto la sua natura; spesso vorrebbe essere una ragazza normale, ma le è concesso tutto tranne questo. Anche per lei, come per gli umani, la giornata che sta avendo inizio sembra comune, ma non è così. La quiete del paese è interrotta: due grossi lupi aggrediscono un uomo del posto. Da quel momento per Maila tutto cambierà: le apparirà uno strano segno sul petto, incontrerà un ragazzo dal nome misterioso e dovrà salvare la sua gente dall’attacco degli Artigli Rossi, un gruppo di licantropi assettati di odio e carne. Ed eccola Maila, in viaggio fino agli Alti Tatra, accompagnata da Othar, un valoroso guerriero. Riuscirà a portare la testa del capo dei nemici nel regno sotterraneo di Ayta, il luogo di confine fra la vita e la morte, in cui i lupi accompagnano le anime dei defunti nell’aldilà?


La mia opinione

Sin dal momento in cui mi sono imbattuto, lo scorso ottobre 2010, nei Posts che girovagavano on-line con lo scopo di presentarlo al lettore, ho sempre desiderato leggere l’invitante e ambiguo Il canto della notte, un romanzo che solo guardandone la cover mi ha conquistato, attraendomi ancora di più in seguito alla lettura della sua sinossi, a dir poco unica. Il motivo per cui, però, non sono mai riuscito a comperare il libro nasce dal fatto che la reperibilità dei romanzi, nel paesino di provincia in cui vivo, è davvero scarsa. Ma per fortuna c’è la Zero91 che gentilmente ha accettato d’inviarmene una copia, assieme al suo sequel (in uscita giusto oggi), Il canto delle ombre.

Ma di cosa narra questo romanzo dalla copertina estasiante?

Nella prima parte de Il canto della notte, viene presentato lo stile di vita, e quindi la stramba e a noi aliena quotidianità di Maila, la ragazza lupo protagonista dell’intero tomo, nonché della trilogia da esso iniziante. Maila è una diciottenne molto solitaria che vive assieme ad un nutrito gruppo di licantropi orfani e giovani, come lei, guidati da un certo Victor e dalla sua cieca consorte, Lisaika. Il motivo della cecità di Lisaika, però, è molto arcano: Lisaika è, infatti, una licantropa capace di avere visioni che prevedono il futuro. Nel frattempo, però, pare che ad Amadriade, il paesino in cui vive Maila, stia accadendo qualcosa di molto strano, si stanno susseguendo una serie di omicidi, omicidi che porteranno Maila a scoprire delle verità sconcertanti che la riguardano molto da vicino, ma cosa ancora più importante, che la porteranno diritta nelle braccia della sua anima gemella. Chi starà compiendo gli omicidi in questione? Perché? Quali saranno le vere origini di Maila?

Prima di passare ad analizzare lo stile narrativo dell’autrice, vorrei premettere che la struttura de Il canto della notte è molto schematica. La Morgan-Davis, infatti, ha deciso di suddividere il volume in tre parti, composte di all’incirca una dozzina di capitoli ciascuna, ognuna delle quali termina lasciando il lettore con il fiato sospeso.

E ora passiamo pure alla penna di Camilla. Nella prima parte de Il canto della notte, sicuramente solo ed esclusivamente introduttiva, si nota molto il fatto che l’autrice possieda una scrittura ancora parecchio acerba (non per niente Il canto della notte è proprio il suo romanzo d’esordio), la storia, infatti, viene narrata in alcuni punti in maniera molto soft e canonicamente descrittiva, mentre in altri si passa drasticamente a scene adrenaliniche, composte da frasi secche e spietate, quasi raggelanti persino quando non c’è n’è alcun bisogno, e ciò crea un certo rallentamento della lettura. Anche dal punto di vista narratologico avrei qualcosina da criticare, come la presentazione rapidissima dei membri della famiglia di Maila, dei quali, nel seguito del volume, si perdono completamente le tracce. Per fortuna, già a partire dalla seconda parte, sono riuscito a notare un grandissimo miglioramento nello stile dell’autrice, che diventa molto abile nell’utilizzo di metafore e similitudini, paragoni e figure retoriche, le quali rendono il plot narrativo molto originale, ma soprattutto dal retrogusto gotico e dark, per non parlare poi dalla quasi perfetta caratterizzazione dei personaggi di Maila e Ren. Nella terza parte, infine, è quasi inutile dirlo, raggiungiamo livelli davvero alti, e lo dico proprio spontaneamente. *Non continuate se non desiderate spoiler* Il viaggio di Maila nel Regno di Ayta è scritto, infatti, in maniera davvero egregia.

Per quanto riguarda Maila ho proprio poco da dire, perché la nostra licantropa solitara è una protagonista speciale. Non rispettando i soliti canoni della ragazza indifesa bramosa del belloccio della situazione, il personaggio chiave, nonché principale, nonché scoperta de Il canto della notte, rientra sin da subito nelle grazie del lettore, chiedendogli insistentemente di non abbandonare mai il tomo sino al suo termine.

Ottimo, poi, il co-protagonista: Ren. Ren è davvero la cosa più congruente a Maila che potesse esserci. Il loro rapporto è, anche se inizialmente un po’ troppo frettoloso, unico, sincero e profondo.

Per quanto riguarda la mitologia, non c’è che dire. Davvero fenomenale e sensazionale. Perfettamente originale, la versione dei licantropi dataci dalla Morgan-Davis è ben articolata e complessa, forse una delle migliori degli ultimi tempi. Sfortunatamente non posso scendere più nei particolari altrimenti comincerei a spoiler are in maniera assurda, ma posso dirvi ugualmente che non potrete in alcun modo restare delusi dalla parte sovrannaturale de Il canto della notte.

Ho adorato molto, poi, il perenne sfondo dark e gotico che l’autrice ha voluto affibbiare alla sua storia, il quale contribuisce a dare al romanzo una verve molto particolare, che rende lo ancora più unico di quanto già non fosse.

Alla base di tutto ciò che è stato detto, posso concludere dicendo che Il canto della notte è sicuramente un testo che non può mancare nelle vostre assortite librerie Urban Fantasy, anche perché vi assicuro che vi perdereste davvero molto. E se la prima parte vi lascerà un po’ perplessi, continuando vi ricrederete, proprio come è successo a me.


Camilla Morgan-Davis
Trilogia “Il canto della notte”
  1.   Il canto della notte, 2010
  2.   Il canto delle ombre, 2012, qui, la mia recensione
  3.   senza titolo e ancora inedito


Consigliato a coloro che non possono fare a meno di un bell’Urban Fantasy
 dalle venature gotiche che, anche se con qualche difettuccio,
rimane una lettura davvero piacevole


Voto:  4


P.S.: Spero di cominciare domani Il canto delle ombre, quindi, per chi fosse interessato, rimanete sintonizzati su “Gocce d’inchiostro”!


Camilla Morgan-Davis

Camilla Morgan-Davis (Sanremo, 1982) allo scoccare della mezzanotte inizia a scrivere seduta alla scrivania, chiusa in un appartamento ricavato da vecchio monastero abbandonato. Di giorno si occupa di scienze sociali e letteratura on line, utilizzando il suo vero nome.